La “Rivista per le Medical Humanities”

Il panorama delle riviste accademiche e scientifiche dedicate alle Medical Humanities non è molto vasto in particolar modo per le riviste di lingua italiana. Tra i principali contributi vi sono infatti le riviste animate con passione da Sandro Spinsanti (prima “L’ Arco di Giano” e poi “Janus) e veramente poco altro. Da un paio d’anni tuttavia è presente la “Rivista per le Medical Humanities” di cui è appena uscito il diciottesimo numero. La Rivista è curata da Roberto Malacrida (Primario di Terapia Intensiva a Lugano e Professore presso le Università di Ginevra e Friburgo) e Graziano Martignoni (Psicanalista e Docente presso le Università di  Friburgo e dell’Insubria) entrambi prestigiosi esponenti e instancabili animatori  delle Medical Humanities in terra ticinese. La Rivista, che è anche organo ufficiale della Commissione Etica dell’Azienda Ospedaliera Cantonale (COMEC), si avvale oltre che di un comitato scientifico estremamente rappresentativo (tra gli altri Bernardino Fantini, Mario Picozzi, Fabio Merlini)  di un nutrito gruppo di collaboratori, in gran parte proveniente dalle fila dell’Azienda Cantonale. In ogni numero è presente una parte monografica, centrale nell’impostazione della rivista, che tematizza ogni volta un problema differente. Tra i temi affrontati negli ultimi numeri ricordo: la medicina interculturale, il problema della comunicazione della verità, le tematiche della diversabilità, la differenza di genere in sanità e altri ancora.  Altre  sezioni della rivista sono dedicate regolarmente alle interviste (con esponenti ruotanti attorno al mondo delle Medical Humanities), alle recensioni, alle buone prassi e alle problematiche di carattere etico clinico, con un apposito spazio curato dalla COMEC. Inoltre,  in una  perfetta ottica Medical Humanities, in ogni numero è presente una curata  sezione iconografica,  denominata  “Portfolio” , che presenta in genere lavori fotografici di grande pregio e interesse. Per il lettore italiano la rivista rappresenta l’opportunità non frequente  di confrontarsi con le riflessioni in tema di Medical Humanities di un vasto panorama europeo. I curatori infatti valorizzano in questo senso la funzione di cerniera tra diverse culture ed ambienti scientifici rappresentato dalla realtà della Svizzera italiana.

Il diciottesimo numero è dedicato alla speranza, condizione fondamentale di ogni percorso terapeutico, in un viaggio che la tematizza e la analizza in una prospettiva etica e culturale tra la diagnosi e la prognosi. Il Portfolio presenta splendide fotografie di Manule Bauer, che documentano il viaggio compiuto da una bambina tibetana fuori dal suo paese, attraverso l’Himalaya per raggiungere la terra d’esilio del Dalai Lama.

Un pensiero su “La “Rivista per le Medical Humanities”

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