Le Pratiche filosofiche quell’insieme variegato e multiforme di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, torna a dare segni di vitalità. Dopo un periodo di grande notorietà, con presenze su tutti i media che commentavano non sempre benevolmente a dire il vero, il ritorno alla dimensione pratica, quotidiana della filosofia, della Pratica Filosofica, almeno nella sua declinazione principale che è la consulenza filosofica (La P4c continuava e continua a godere di ottima e meritata salute) si erano un po’ perse le tracce. Il movimento aveva incontrato infatti grosse difficoltà ad uscire dalle strettoie della sperimentazione, della collocazione o meno della consulenza filosofica all’interno della relazione d’aiuto e dei suoi rapporti con le altre professionalità, in primis quella del counselor (che secondo alcuni e segnatamente chi scrive largamente condivide con la consulenza filosofica larghi tratti della sua identità e della sua collocazione prassica e professionale). Lo stesso rapporto con l’Accademia filosofica è stato altalenante e spesso generatore di insucessi e fratture. Non è riuscita inoltre ad avere la sufficienza lucidità intelletuale di dialogare e di porsi in collegamento con gli altri movimenti che andavano verso l’orizzonte di un recupero pratico del pensiero filosofico, sto qui pensando al rapporto mancato con la Bioetica (a parte qualche tentativo portato avanti isolatamente dal sottoscritto) e le altre prospettive di filosofia pubblica. La consulenza filosofica ha insomma pagato la sua ambizione di proporsi ad un tempo come un evento nuovo, sovvertitore degli schemi consueti e dall’altro di non essere riuscito ad elaborare una minimamente credibile prospettiva professionale. In breve tempo i consulenti filosofici sono stati ricacciati in quella che è stata definita la dimensione culturale: corsi di filosofia per tutti, seminari in biblioteca e così via. Sia chiaro nulla di brutto, anzi, tutte cose molto belle, giuste ed interessanti ma, bisogna essere onesti, poca cosa rispetto alle ambizioni e ai propositi iniziali. Sopratutto è fallita la scommessa di dare un nuovo futuro professionale ai laureati in filosofia e nuova energia ai tradizionali corsi di laurea (qui le responsabilità dell’accademia sono altrettanto forti di quelle dei consulenti): oggi gli appartenenti al mondo della Pratica Filosofica sono sopratutto insegnanti di filosofia della Scuola Superiore, persone quindi che una professione già la possiedono e la esercitano.
Recentemente però è tornato alla Presidenza di Phronesis Neri Pollastri, che è un po’ il padre storico del movimento in Italia. Da subito ha messo a tema esattamente questa situazione e ne ha fatto divenire la questione centrale del prossimo Seminario Nazionale di Phronesis in programma dal 15 al 17 luglio a Firenze. Per una Pratica Filosofica che torna a Firenze e che forse si pone la questione essenziale della sua identità forse c’è ancora un futuro non solo di pratica culturale.