In Italia quella che potremmo chiamare, con una certa difficoltà di definizione terminologica e teorica, letteratura popolare, non ha mai avuto eccessiva fortuna. E’ sempre stata forte infatti il tentativo di confinarla in un limbo teorico chiamato letteratura d’evasione o di intrattenimento, una sorta di letteratura dei balocchi per adolescenti non cresciuti o lettori costitutivamente immaturi. Tutto questo materiale veniva quindi visto come indegno di essere veramente apprezzato ma consumato velocemente, di preferenza sotto l’ombrellone, quando anche la lettura di una rivista di gossip poteva essere troppo intellettuale. Sfuggiva ai più come nella letteratura popolare novecentesca, ed ora anche in quella del XXI secolo, fossero in realtà presenti i più interessanti “narratori” contemporanei. Una parte di questa letteratura a lungo dileggiata ha avuto finalmente un faticoso recupero. Sto pensando ovviamente della letteratura poliziesca, altrimenti chiamata “gialla” dalla prestigiosa collana da edicola della Mondadori. Recentemente infatti sono state avviate tutta una serie di importanti iniziative riguardanti la storia e la tradizione della letteratura poliziesca, che ha permesso il recupero e la valorizzazioni di molti autori (penso alle collane di Polillo o agli autori “riscoperti” da Sellerio). La spy story o letteratura di spionaggio è invece rimasta relegata nel limbo della paraletteratura. Con alcune autorevoli eccezioni, come Le Carrè o Forsyth. Sopratutto non le è stata riconosciuta lo status di lente particolare con la quale guardare la realtà, statuto che invece viene riconosciuto ad esempio al Noir. La Spy Story è invece una straordinaria occasione per guardare il mondo e capirne e carpierne il divenire storico, a volte tortuoso e complesso. La Spy Story permette di guardare sotto il lenzuolo e vedere la società come è nei suoi egoismi, nelle sue meschinerie, nelle sue pianificazioni ciniche per il raggiungimento degli obbiettivi o nei modesti eroismi quotidiani. Ci aiuta anche a comprendere appieno le dinamiche geo-politiche del mondo che cambia attorno a noi. E per noi italiani, affetti sempre da provincialismo, questa non è cosa di poco conto. In questa prospettiva un posto di rilievo va dato sicuramente ai maginfici tre della Spy Story: Le Carrè, Forsyth, Deighton. Recentemente in Italia si sta riscoprendo un altro grande della spy story ovvero Eric Ambler (per chi vuole veramente conoscere l’essenza dei Balcani Ambler rimane irrinunciabile) di cui Adelphi sta pian piano ripubblicando le opere principali. Una citazione particolare la voglio inoltre dare per una serie di splendidi autori, tutti della scuola inglese, che tra gli anni 60 e 90 hanno fornito delle opere straordinarie per acutezza, lucidità, disincanto, cinismo e perchè no romanticismo. Sono Ted Allbeury, Evelyn Antony, Kenneth Royce, Angus Ross. Attendono solo di essere recuperati dal loro limbo editoriale e magari nobilitati con traduzioni accorte ed integrali.