Per noi occidentali è spesso assai arduo comprendere appieno i preziosi frutti che la storia giapponese ha consegnato alla nostra contemporaneità. Mi riferisco, in particolar modo, a quella particolare elaborazione della cultura nippponica che è il Budo, la via del guerriero. Il Budo è un concetto complesso e sfuggente nelle sue varie determinazioni: un intreccio assolutamente originale di etica, spiritualità e pratica marziale. Come tutte le produzioni culturali non immediatamente assimilabili ai nostri codici culturali le arti del Budo hanno avuto per il mondo occidentale prima la fascinazione dell’esotismo innescando, poi, un processo radicale di trasformazione e omologazione. Processo che gli stessi giapponesi, sempre estremamente pragmatici e quando occorre più occidentali degli occidentali, hanno incentivato per scopi meramente mercantili. Per fortuna non tutto quel tesoro culturale è andato perduto. Mi sto riferendo qui non al mondo delle arti marziali giapponesi in genere, spesso ben conosciute e praticate (Judo, Karatè, Aikido etc) ma al particolare mondo delle Koryu. Le Koryu (Da Ko antico, tradizionale e Ryu Scuola) sono infatti le scuole di arti marziali tradizionali, dedicate alla formazione del Samurai, quella particolare e poliedrica (di volta in volta guerriero, asceta, soldato, funzionario, poeta) figura del mondo feudale giapponese che tanto impatto ha avuto sul nostro immaginario. Sono scuole quindi poco attuali (Vi si insegnano infatti in misura prevalente l’utilizzo delle armi bianche e secondariamente e in misura del tuttto sussidiaria il combattimento disarmato), con pochi e selezionati allievi sia in occidente che nello stesso Giappone. Tra queste una posizione particolare è data alla Scuola del Tempio di Katori o Katori Shinto Ryu. La Scuola di Katori mantiene un ininterrotto lignaggio (La successione dei Soke, il gran maestro della scuola, erede e custode delle sue tradizioni) a partire dalla sua fondazione avvenuta nel 1447. Nella Scuola secondo l’antico programma didattico si studia l’utilizzo della spada giapponese nelle due modalità del Kenjutsu (con allenamento in coppia con una spada di legno o Bokken) e dello Iajutsu (tecniche di estrazione e taglio in teoria condotto con una spada vera, ma abitualmente si utilizza una sua copia detta Iaito ), del bastone o Bojutsu, dell’alabarda giapponese (la Naginata) e della lancia (Sojutsu). L’allenamento vissuto al giorno d’oggi ha grandissima valenza culturale e di crescita psicoeducativa individuale. I vari maestri della Scuola consigliano infatti di accostarsi alla pratica in età adulta, con una maturità quindi che sia in grado di apprezzarne gli insegnamenti. In Italia sono presenti diverse linee di trasmissione della Scuola (comprese quelle che fanno riferimento ai dojo di Narita e Kawasaki), la principale delle quali fa riferimento al maestro Hatakeyama, che per anni ha instancabilmente divulgato il Katori Shinto Ryu in occidente. Il maestro Hatakeyama è scomparso alcuni anni fa e ora la sua linea didattica è portata avanti dai maestri Andrea Re e Sergio Mor Stabilini. Per chi volesse ulteriori informazioni http://www.katorishintoryu.it, http://www.jitakyoeibudo.it