Lo Hobbit

È forse il caso di dire due parole su Lo Hobbit di Peter Jackson, attualmente nelle sale  in Italia.  Ci sono in giro diverse  recensioni, alcune buone altre decisamente meno. Mi preme sottolineare come il film sia un fenomeno culturalmente complesso che  spesso con molta fatica può essere  compresso dentro gli schemi della critica cinematografica tradizionale, a volte decisamente ignorante e superficiale  non appena l’oggetto di analisi si allontana dagli schemi consueti (é stato il caso lampante di “13 assassini”  come raccontato in questo blog).  Ma torniamo al nostro Lo Hobbit. Jackson si era già cimentato con l’impresa della realizzazione cinematografica del Signore degli Anelli, la principale e più conosciuta opera di Tolkien.  La resa cinematografica della trilogia tolkieniana  era stata a mio avviso interessante. Jackson aveva dovuto effettuare delle scelte, alcune dolorose ma inevitabili, altre decismente discutibili ma il risultato finale era stato tutto sommato gradevole: una parte dello spirito del libro, una parte della sua straordinaria visione immaginifica era stata resa sullo schermo in modo estremamente spettacolare. Si era perso chiaramente in profondità ma ciò era abbastanza previdibile, scontato e forse anche necessario. Un film può solo tentare  di rendere lo spirito di un’opera letteraria, di tradurne in linguaggio cinematografico una parte limitata.  Il problema che Lo Hobbit  ha posto a Jackson è esattamente questo:  lo spirito del libro è molto diverso da quello del Signore degli anelli, più semplice , con un senso del meraviglioso più domestico, dove la presenza degli elfi ad esempio è gioisa, non di rado accompagnata da canti e umorismo (come durante l’arrivo della compagnia dei nani con Bilbo a Gran Burrone). Ha insomma una dimensione peculiare ben conosciuta dai lettori e molto diversa da quella del Signore degli Anelli.  Di questo invece nel film di Jackson  rimane poco. Il regista infatti, forse per ragioni commerciali,  ha modellato Lo Hobbit sulla falsariga del  Signore degli Anelli,  infarcendo il film di richiami eccessivi alla trilogia, in modo quasi ossessivo.  Per ora quindi un’ occasione parzialmente perduta, speriamo che Jackson si renda conto degli errori e rimedi  nell’allestimento finale dei prossimi due film.

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