
Oggi voglio parlarvi di Nerone. Uffa che barba direte voi. Ma non vi parlerò del Nerone al quale pensate, il famoso imperatore, quello del rogo di Roma. Sarebbe stato comunque interessante perchè anche quel Nerone è un personaggio a suo modo notevole, ma massacrato dai media sopratutto il cinema. Voglio invece parlarvi di un altro Nerone, quasi sconosciuto che mi sta molto più a cuore: Caio Claudio Nerone. Chi era costui? Nerone fu uno degli straordinari comandanti e magistrati romani che, nelle temperie della seconda guerra punica, sotto l’incredibile pressione esercitata da Annibale si fecero avanti salvarono la città e diedero inizio all’impero. Tutti quanti nominando Annibale pensano a Zama e a Scipione l’Africano. Secondo me invece la fama militare dell’ Africano è abbastanza superiore ai suoi reali meriti militari e Roma invece deve moltissimo alla triade composta da Quinto Fabio Massimo (il vero contraltare di Annibale e il vero vincitore strategico della guerra) Marco Claudio Marcello e il nostro eroe Caio Claudio Nerone. Cerchiamo di conoscerlo meglio. Nerone appartiene alla prestigiosa gens Claudia e fu uno dei comandanti cresciuti sotto la guida di Fabio Massimo, che ha dovuto ricostruire pazientemente l’esercito romano e i suoi quadri dopo le tremende mazzate subite per mano di Annibale nelle battaglie della Trebbia, del Trasimeno e sopratutto di Canne. Nerone inizia la sua carriera come collaboratore di Fabio Massimo, guidando il ricostituito esercito romano nell’assedio e poi nella presa di Capua. Nerone però pur facendosi le ossa sotto Fabio sarà un comandante del tutto diverso dal suo maestro. Tanto quanto Fabio è prudente, accorto, sistematico, ligio alla tradizione civica quanto invece Nerone è audace, geniale, capace di uscire dalle regole.
Fabio Massimo inoltre sceglie Nerone, come condottiero del ricostituito esercito romano, anche per cercare di sbarrare la strada al giovane Scipione che, proprio in quegli anni, stava iniziando la sua scalata al vertice dello Stato. Nel 207 a.c. lo appoggia nelle elezioni per il consolato assieme al più anziano e provato Marco Livio Salinatore. E qui nascono i primi problemi. Perchè Nerone e Salinatore proprio non si sopportano ed iniziano subito a litigare furiosamente! Ci vuole tutta la pazienza e l’abilità diplomatica di Fabio per placare gli animi e dare un po di tranquilllità alle truppe.
La situazione strategica è infatti particolarmente delicata. Annibale con il suo esercito invitto staziona nel meridione, aspettando i rinforzi del fratello Asdrubale che sta tentando di scendere in Italia dalla Spagna, sfuggendo al blocco che ha tentato di mettere in atto Scipione. E’ chiaro che se i due eserciti cartaginesi si riunissero (quello di Annibale e quello di Asdrubale) Annibale avrebbe finalmente la massa strategica necessaria per poter sferrare un colpo decisivo a Roma. Massa strategica che il condottiero cartaginese pensava di non possedere all’indomani della battaglia di Canne, quando seppur vittorioso non tentò di prendere la città. L’esordio di Nerone, prima dell’elezione al consolato, non è proprio delle più felici. Infatti assediando Asdrubale in Spagna si fa beffare dal fratello di Annibale, perdendo il contatto con il suo esercito. Nonostante questo e grazie, come abbiamo visto, all’appoggio di Fabio Massimo, Nerone viene eletto console e presto ragginge il suo esercito consolare nel meridione, dove fronteggia il teribile nemico di Roma: Annibale. Anche la situazione di Annibale tuttavia inizia a farsi precaria: è stanco, mancano i rinforzi e le energie per assestare la spallata definitiva a Roma. Sa però che Asdrubale sta scendendo in Italia e lo aspetta. Asdrubale è probabilmente consapevole di questa attesa del fratello e gli manda messaggeri per avvertirlo del suo arrivo.
Uno dei messageri viene però catturato dagli uomini di Nerone che così viene a conoscenza del piano di Asdrubale. Il momento per il console romano si fa drammatico. Davanti fronteggia Annibale che ancora non è stato mai sconfitto da un comandante romano in una battaglia campale, se riceverà i rinforzi di Asdrubale niente potrebbe opporsi al geniale punico. Questo è il momento più difficile per il console, il momento in cui si assumerà la responsabilità di mettere tutto in gioco. Nerone ha infatti un lampo di genio e, con l’anticipo di circa 2000 anni su Federico II, inventa la guerra per fronti interni: senza avvisare nessuno, tantomeno il Senato, cosa impensabile per un magistrato romano del tempo, lascia il grosso dell’esercito a fronteggiare Annibale e, alla testa di 7000 legionari scelti, intraprende una marcia forzata per ricongiungersi al suo collega-avversario Salinatore che staziona al nord. La marcia forzata di Nerone ha ancora dell’incredibile, un miracolo di logistica e organizzazione e, contro tutte le aspettative, riesce. Di notte Nerone raggiunge il campo di Salinatore, che avendo nel contempo intercettato Asdrubale, certamente sarà rimasto sorpreso e lieto di veder arrivare il collega con i rinforzi. I due eserciti vengono quindi alle mani, nei pressi del fiume Metauro. Nerone è costretto a lasciare il comando in capo a Salinatore, ovvero il console che aveva la competenza territoriale. Salinatore affida a Nerone l’ala destra che nello schema tattico doveva fornteggiare i mercenari galli di Asdrubale. La battaglia tuttavia inizia ad andare male per i romani, Asdrubale era tutt’altro che uno sciocco, i vecchi fantasmi della Trebbia, del Trasimeno, di Canne si fanno di nuovo vivi e possiamo immaginare la frustrazione di Nerone costretto all’ala destra a fronteggiare dei mercenari galli che dall’alto di una collina, che si rivela troppo ripida per essere scalata, dopo abbondanti libagioni, lo deridono. Aveva fatto tutta quella strada per salvare la Repubblica non per essere deriso da dei Galli ubriachi! Qui Nerone ha il secondo colpo di genio della campagna, la seconda azione geniale fuori dalle regole e dagli schemi: constatato che la collina che aveva davanti non era scalabile, prende tutti i suoi uomini, passa dietro tutte le linee, aggirando totalmente il fornte di battaglia e arrivato sul fianco dei cartaginesi li investe. E’ una manovra semplicemente audace impensabile per l’epoca, una innovazione straordinaria. La battaglia del Metauro è vinta da Nerone, lo stesso Asdrubale cade sul campo. La notizia di una grande battaglia campale giunge a Roma e la gente, vista la scarsità di notizie e i precedenti drammatici teme il peggio. I legionari in marcia, Nerone aveva immediatamente ripreso la via del ritorno per ritornare da Annibale, rassicurano i cittadini: i consoli sono vivi, Asdrubale è morto, la Repubblica è salva.
Roma e i romani non si dimenticheranno dei trionfatori del Metauro è, a dir la verita un po’ incautamente, eleggono sia Nerone che Salinatore all’importante magistratura dellla Censura. I due ovviamente, finita la pausa del Metauro dove erano andati abbastanza d’accordo, continuano a litigare finendo per dare scandalo, inserendosi a vicenda nelle liste di epurazione….Nerone comunque continuò la sua carriera e la storia menziona altre sue azioni, sempre al servizio della Repubblica. Ma oramai a Roma, morto Quinto Fabio Massimo era salita la stella di Scipione e dell’oramai anziano, geniale, rissoso patrizio che al Metauro aveva salvato Roma, iniziava a sbiadire il ricordo. Della sua morte non abbiamo traccia ma, siamo sicuri, che il vecchio console abbia infine trovato la strada per i Campi Elisi. Possiamo immaginarlo là, seduto nel Foro mentre continua a litigare, instancabile, con il suo vecchio amico-nemico Livio Salinatore.
Mi piace molto il tuo scritto dovresti scrivere più argomenti.
Si vede che hai affabilità con le parole e hai il piacere di raccontare un personaggio d’epoca romanica come Nerone. Mettendo dentro un pizzico del tuo umor.