Yoji Yamada mi aveva conquistato con lo straordinario “Il samurai del tramonto” con il quale aveva saputo dare toni crepuscolari ed intimisti alla straordinaria storia del Giappone feudale senza perdere nulla in accuratezza anzi aggiungendo comprensione e profondità alla figura del samurai e togliendo la patina di folklore che il Jidai Geki aveva, negli anni raccolto sopra la loro figura. Con “Love and Honor” terzo capitolo della trilogia del Samurai Yamada costruisce un’altro straordinario capitolo, venato da un minimalismo e da un intimismo notevole. Anche stavolta l’intreccio di amore e onore diventa lama tagliente per la difficile e contradditoria etica dei samurai, lama affilata ma che ha il pregio di tagliare, di dividere, anche se alla fine di un doloroso percorso il giusto dallo sbagliato, l’onore dalla sopraffazione, l’amore dal rancore. Credibili e straordinariamente reali le poche ma assai pregevoli scene di allenamento e combattimento come è intenso ed affettuoso il rapporto tra il samurai cieco, il suo domestico ed il suo vecchio ma corretto sensei . Chiave ermeneutica del film rimane in ogni caso l’intimismo, i sentimenti all’interno della coppia simboleggiati dai due uccellini che campeggiano nella locandina e che sono un vero e propprio simbolo dei due protagonisti il samurai e la sua sposa.
Per chi volesse vederlo è disponibile su rai play :
https://www.raiplay.it/programmi/loveandhonor2006
