La Sapienza del deserto

Agli albori della storia cristiana vi è una esperienza straordinaria che ancor oggi ci soprende, ci illumina, ci offre una fonte inesauribile di insegnamento spirituale: i padri del deserto. La cristianità era appena uscita da una prova durissima ovvero quello del confronto aspro con l’impero. Da questo confronto con l’Editto di Costantino il Cristianesimo diventa prima religione licita e ben presto prima religione dell’impero e poi, con Tedodosio, religione dello stato. Un momento straordinario che ricordiamo ancora oggi. Ma un gruppo di sapienti decise di fare un’altra scelta, rifuggendo onori e prestigio sociale finalmente disponibili. Scelse di incamminarsi nel deserto. Scelse l’essenzialità, il distacco, il silenzio. Nel deserto alla ricerca di Dio, praticando una spiritualità ascetica, essenziale e di straordinaria profondità. Divennero ben presto una fonte luminosa di ispirazione spirituale. La loro lezione, difficile come difficile era la vita nel deserto divenne patrimonio comune della Cristinità e attraverso alcuni di loro, Giovanni Cassiano ad esempio, costituirono un ponte tra Oriente ed Occidente andando a costituire le basi di quello che sarà il grande spiritualità del monachesimo occidentale. Poi vennero quasi dimenticati, sebbene sempre circondati da ammirazione per la loro scelta radicale. Ma il Cristianesimo, senza mai dimentacarli del tutto percorreva oramai altre strade. Ma la loro lezione, presente sopratutto attraverso gli Apoftegmi, brevi detti, piccoli racconti rimase presente, disponibile per tutti coloro che intendevano abbeverarsi alla voce del deserto e trovare Dio nella profondità del silenzio. Sopratutto oggi dove la necessità di un risveglio o di una rinascita spirituale si fa più impellente.

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